Quando verso la fine del 1799 si costituì « La Société des Observateurs de l’hommes » a Parigi lo scopo di alcuni studiosi di scienze naturali e di intellettuali, mirava seguendo lo spirito dell’Encyclopédie a costruire un piano di ricerca nel quale l’antropologia si potesse configurare come un progetto scientifico nuovo. Si desiderava che il sapere empirico e la disciplina teorica potessero svilupparsi in uno studio comparato delle società, dove il primo passo necessario fosse il confronto tra le diverse variabili del comportamento umano. Nascono così le osservazioni dirette sul campo dove si iniziava a prendere atto delle differenze che esistevano nel mondo degli uomini e delle società e nello stesso tempo si scoprivano i valori e i significati della vita individuale e collettiva. Quando ormai più di sedici anni fa tentai di applicare al Training Autogeno il lavoro antropologico e fenomenologico di Eugène Minkowski, avevo lo stesso anelito e lo stesso ardore di questi promotori della storia dell’antropologia. Il mio tentativo progettuale, le mie “osservazioni dirette sul campo” dovevano ritrovarsi e riscontrarsi nei soggetti che praticavano una disciplina come il Training Autogeno. Solo loro potevano mettere in evidenza quelle differenze e quelle variabili che esprimessero i valori e i significati più intimi e profondi della loro vita. Gli studi e le pubblicazioni svolte in quel periodo furono confortate dal giudizio favorevole di autorevoli studiosi sia nel campo della Fenomenologia che della Terapia Autogena diedero impulso alla mia ricerca e al mio cammino. Oggi, l'idea di un'antropologia autogena nasce ancora una volta da questi lavori e da queste ricerche che vedono protagonisti E. Minkowski e I. H. Schultz. Il primo psichiatra, filosofo, fenomenologo, ma soprattutto studioso della temporalità vissuta; il secondo medico, psichiatra, psicoterapeuta e creatore del Training Autogeno, inteso come vera e propria psicoterapia. Il concetto di antropologia di Minkowski rivendica la possibilità di comprendere l'umano mediante una visione del mondo soggettivo per "essenze destoricizzate”. In questo senso esiste una “vita intersoggettiva originaria” che ci mette a contatto con quel dinamismo primitivo della vita che emerge sul piano vitale del nostro "Divenire" non solo quotidiano ma universale. E' proprio la portata vitale dei nostri sensi ed il linguaggio con le sue espressioni che ha permesso a Minkowski di dimostrare come si possa condurre una analisi sui fenomeni generali della vita. Da qui la stesura e le elaborazioni di quel "diario intimo" in senso "Minkowskiano" e il "protocollo" in senso "Schultziano" evidenziano già nella pratica dell’addestramento nel Training Autogeno di base, una serie di stati d'animo e di espressioni in cui il vissuto temporale assume una connotazione significativa proprio grazie alla lettura fenomenologica di E. Minkowski. Il confronto fra questi due diversi approcci di conoscenza ha permesso di riscontrare attraverso l’espressività linguistica un vissuto esistenziale che non può fermarsi a una semplice descrizione degli eventi. Schultz e Minkowski seppero entrambi fare ricerca in senso transdisciplinare e andare oltre mettendo in pratica l’atteggiamento dell’antropologo. Infatti come si è detto un nuovo progetto scientifico sull’uomo nasce dall’osservazioni dirette sul campo e dalla risultanza delle differenze e delle variabili cogliere i valori e i significati più profondi dell’essere umano. Così nell'introduzione a "Le temps vécu" Minkowski afferma che il problema del tempo e dello spazio è il problema centrale della psicologia ed addirittura di tutta la cultura contemporanea. Così da farci riflettere sulla possibilità di riconquistare quei diritti sul tempo che la vita contemporanea sembra volerci togliere. In questo senso si pone una domanda determinante per lo sviluppo delle sue ricerche e altrettanto fondamentale per il nostro studio e cioè: “Bisogna veramente "sapere" che cosa si farà del proprio tempo per rendersi conto del valore del "tempo libero" ......... che ci permette di distenderci realmente, di contemplare la vita attorno a noi e di confonderci con essa, di stare in colloquio con noi stessi, spingendo lo sguardo fino al fondo del nostro essere, di riflettere infine, senza che sia assolutamente necessario precisare lo scopo di queste riflessioni?” Come non scorgere in questo interrogativo la possibilità di poter cogliere, in un tempo limitato e circoscritto qual'è lo stato autogeno, la liberazione del tempo che vissuto individualmente si separa dall'ambiente circostante pur restando presente nella realtà e nella relazione con il mondo? Minkowski nel proseguio scrive: "non si tratta di avere del tempo libero, come naturale conquista e distacco dalle vicessitudini e dall'impegno quotidiano ma "di imparare a vivere ed ad attingere liberamente e spontaneamente nel tempo" ma soprattutto dove "inevitabilmente per non cadere in un nuovo misticismo o in un naturalismo artistico occorre saper riconoscere le proprie fondamenta, ovvero il terreno sul quale imperversano gli stimoli abituali del nostro vivere per lasciare che l'inafferrabile si possa presentare". In questo senso Minkowski formula una tipologia costituzionale a cui ogni individuo, secondo una antropologia strutturale che schematicamente rileva i tre poteri formali (razionale, affettivo e sensoriale), può essere ricondotto mediante quella semantica esistenziale che si evidenzia nell'espressività linguistica rivelatrice della propria temporalità. L'incontro sul piano clinico ed esperienziale della fenomenologia autogena ha proprio in questa chiave di lettura originale ed originaria del tempo, la valorizzazione di quei dati antropologici che come viene affermato sono "i dati primi, i più immediati tra tutti, quindi irriducibili agli altri". Così nel progetto di una “Individuazione del proprio tempo” proprio nella accezione Junghiana del termine, potremmo dire il Divenire della propria personalità, al fine di dimostrare la coesistenza di una certa tradizione e di una certa modernità, è necessario fare alcune considerazione di carattere etimologico. E' stato affermato, infatti, che l'etimologia della parola tempo ci riporta al latino “tempus”come ha proposto e documentato G. Marramao in un suo lavoro un suo possibile corrispettivo originario nel greco kairòs e non chronos come si potrebbe intendere abitualmente così da significare “un tempo debito” o “tempo opportuno” cioè una figura più complessa della temporalità. Il tempo così inteso rimanderebbe al senso del "ritaglio" o meglio di un momento e di uno spazio necessario affinché ci si possa fermare per distaccarsi dal quotidiano e prendersi cura di sé. E’ proprio questa scelta del tempo da dedicare a sé stessi mediante l’apprendimento del T.A. che avviene quel passaggio all’ascolto che lo stato autogeno ci restituisce. Cosi proprio nell'ambito di una apertura, di un contatto propriocettivo attraverso il proprio corpo si può cogliere anche il senso della nostra esistenza e del tempo che viviamo interiormente. Per Minkowski la dimensione del "profondo" si trova con il superamento dell'antitesi "conscio-inconscio", in quanto il vissuto risulta come lo spessore del conscio, un suo di più, e non un suo negativo inconscio contrapposto e separato intellettualisticamente. La concezione fenomeno-strutturale evidenzia un fondo mentale dove le diverse manifestazioni affettive possono comparire in un prolungamento di un tempo debito, strutturato, ritualizzato che il metodo di Schultz assolve come compito, esercitazione, apprendimento e relazione semplicemente nell’ascoltarsi e nel lasciare che accada tutto spontaneamente. Ecco che si può riconoscere nel “dinamismo primitivo della vita” la portata vitale dei nostri sensi e quel linguaggio che allo stesso modo pone le ambiguità, le contraddizioni ed i contrasti di sensazioni, immagini, simboli e pensieri che ci pongono in una relazione con il nostro mondo. E' proprio in quest’ottica, che oggi, propongo e auspico l’avvento di una antropologia autogena. A tutti coloro che hanno a cuore la valorizzazione della Terapia Autogena e dei suoi sviluppi chiedo di poter documentare e sviluppare una ricerca transdisciplinare che ci permetta di andare oltre e inoltre. Questo può accadere, ancora una volta, attraverso un confronto che ci permetta di giungere alla raccolta di esperienze concrete di lavoro psicologico, psicoterapeutico o semplicemente di sostegno o di counseling ma che riconoscono la potenzialità dello stato autogeno come risorsa di indagine e di scoperta. L’obiettivo è mettere in evidenza quei valori e quei significati soggettivi che possono attingersi in quella dimensione specifica dell’autogenia pur partendo da esperienze di lavoro metodologico e teorico diverse. Autore: Luciano Palladino, Psicologo, Psicoterapeuta, Didatta E.C.A.A.T. Responsabile del Centro di Formazione Divenire Via Susa, 12 – Torino - divenire@email.it Citazioni bibliografiche: (1) MINKOWSKI E., Le temps vécu. Etudes phenomenologiques et psycopathologiques, d’Artrey, Paris, 1933, trad.ital., ed.Einaudi, Torino, 1971; (2) MARRAMAO G., Kairos .Apologia del tempo debito, Sagittari, Laterza, Bari, 1992. Bibliografia essenziale Francioni M., Temporalità vissuta e semantica esistenziale , in Minkowski E. , ed.Filosofia, Torino, 1968; Giorda R.- Bazzi T. , I nuovi orizzonti del training autogeno, ed. Città Nuova, Roma , 1908; Malugani M. , Le psicoterapie brevi, ed. Città Nuova , Roma, 1973; Minkowski E., Le temps vecu:.Etudes phenomenologiques et psycopathologiques, d’Artrey, Paris, 1933, trad. ital., ed. Einaudi, Torino, 1971; Minkowski E., Filosofia, semantica, psicopatologia, ed. Mursia, Milano, 1969; Minkowski E., Traitè de psycopathologie, ed. Presses Universitaires de France, Paris, 1966, trad. ital. ed. Feltrinelli, Milano, 1973 ; Minkowski E., Vers une cosmologie. Fragments philosophiques, ed. Aubier-Montaigne, Paris, 1963 ; Paci E., Diario fenomenologico, ed. Bompiani, Milano, 1961; Palladino L., Fenomenologia della comunicazione nel T.A.-Group, il protocollo un’espressione che riflette una parte del tempo vissuto, Tesi di specialità del C.I.SS.P.A.T di Padova, 1986/87; Palladino L., L’interesse vitale in un caso di psicoterapia autogena, in atti XIV Congresso C.I.S.S.P.A.T., Montecatini T., 1989; Palladino L., Il “Tempo vissuto”in terapia autogena secondo l’approccio fenomenologico di E. Minkowski, in Psyche Nuova , n.4 , ed. C.I.S.S.P.A.T, Padova, 1988; Palladino L., Fenomenologia e autogenia, in Psyche Nuova, nuova serie, n.1/2, Padova, 1995 ; Peresson L., Trattato di psicoterapia autogena, vol. 2/4, ed. Piovan, Abano Terme, 1985; Schultz I.H., Das autogene, George Thieme Verlag, Stuttgart, 1932, trad. ital., ed. Feltrinelli, vol. 1/2, Milano , 1982; Wallnofer H., Tecniche analitiche nel ciclo superiore del training autogeno. Psicoterapie, metodi e tecniche , C.I.S.S.P.A.T.,Padova, 1987; Wallnofer H., Il T.A. avanzato analitico, ed. C.I.S.S.P.A.T., Montecatini, 1985; Wallnofer H., Seele Ohne Angst, Autogenes training, Hipnose, Wege, Zur Entspannung, trad.ital., ed. Gli Archi, Torino, 1989.
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